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Il Museo Civico di Zoologia resta aperto… online! “Gemme…volanti”, i Colibrì. #laculturaincasa

16 Aprile - 24 Maggio
di Carla Marangoni
Nell’ambito della campagna #laculturaincasa anche “Il Museo Civico di Zoologia resta aperto… online!“.
Oggi la zoologa Carla Marangoni ci parla di uno dei  “tesori” della collezione ornitologica di cui è curatrice: i Colibrì, vere e proprie “Gemme… volanti”.

Hanno la lucentezza di uno smeraldo, di un rubino, di uno zaffiro, di un topazio, ma … volano: sono i Colibrì, conosciuti anche come uccelli mosca. Appartengono alla famiglia Trochilidae, diffusa in tutto il continente americano, da nord a sud, con una maggiore concentrazione di specie nella fascia tropicale, e vivono in una grande varietà di ambienti, dai deserti alle foreste, purché ci siano piante con i fiori di cui si nutrono.

Per la loro bellezza, i Colibrì sono stati oggetto di attenzione da parte di Homo sapiens fin dall’antichità. Nell’America Latina venivano considerati dei simboli religiosi il cui culto era connesso alla guerra, in quanto pur avendo piccole dimensioni sono molto aggressivi con gli altri maschi e utilizzano il becco come un’arma. Le loro penne furono usate come ornamento a partire dalle più antiche civiltà americane e, in Europa, fino alla metà del XIX secolo. Fino agli Anni ‘70 del secolo scorso inoltre le loro forme furono copiate per realizzare gioielli, in particolare spille. I collezionisti si facevano realizzare delle composizioni artistiche con diverse specie preparate con la tecnica della tassidermia e disposte in modo naturale su rami intrecciati.

Nel XIX secolo il famoso naturalista inglese John Gould (1804-1881) contribuì notevolmente alla conoscenza dei colibrì pubblicando “A Monograph of the Trochilidae, or Family of Humming-Birds”, illustrato da splendide illustrazioni a colori. In realtà, il primo artista europeo a dipingere un colibrì fu l’urbinate Raffaello Sanzio, di cui quest’anno si festeggiano i 500 anni dalla nascita. Infatti all’interno delle logge vaticane del Palazzo Apostolico, nelle volte vi è un affresco con un colibrì ad ali aperte. Ovviamente Raffaello non poteva aver osservato questo uccello dal vero, quindi per rappresentare questa specie esotica si era basato sulle pelli e sulle descrizioni fatte dagli esploratori che tornavano dalle lontane Americhe, scoperte da poco.

Non tutte le specie hanno colorazioni brillanti e piccole dimensioni, ma tutte presentano una grande varietà per quanto riguarda la lunghezza del becco e la presenza di penne modificate sul capo, il collo, il petto e la coda, che formano dei veri e propri ornamenti.

I colori iridescenti del piumaggio sono dovuti a particolari microstrutture delle penne, che producono un fenomeno fisico detto interferenza: un fenomeno simile a quanto accade con le bolle di sapone. Le colorazioni meno brillanti , dal bruno al rossiccio, sono dovute invece a sostanze chimiche, i pigmenti. La colorazione vistosa è tipica dei maschi di quelle specie che vivono in ambienti aperti: è il segnale visivo per attrarre le femmine, molto meno appariscenti, e per delimitare il proprio territorio escludendo altri maschi .

I Colibrì hanno delle incredibili capacità di volo: possono spostarsi velocemente, andare all’indietro, effettuare delle vere e proprie “capriole”, ma sono noti soprattutto per il volo stazionario, comportamento che li fa assomigliare a degli insetti. Queste spettacolari performance sono dovute ad alcune caratteristiche morfologiche estremamente specializzate tra cui le parti scheletriche dell’ala, il tipo di penne, i muscoli legati al movimento dell’ala particolarmente sviluppati, la frequenza dei battiti alari. In particolare i colibrì sono in grado di mantenere il corpo in verticale grazie alla capacità dell’ala di compiere rapidamente una rotazione assiale. Questo movimento produce un ronzio caratteristico, che somiglia molto a quello degli insetti.

La loro dieta è ben bilanciata. Le proteine sono ricavate dagli insetti, che catturano con velocissimi voli a zig-zag. Ma è il nettare dei fiori a rappresentare il vero “carburante”, con cui mantengono costante la temperatura corporea e attivano tutte le attività fisiologiche, viste le enormi esigenze energetiche di questi uccelli che, a causa delle loro piccole dimensioni, presentano un notevole dispendio calorico.

Per poter raggiungere il nettare, i Colibrì hanno sviluppato una lunga lingua estensibile e becchi lunghi talvolta come tutto il corpo. In questo modo svolgono anche l’importante ruolo di impollinatori perché,   entrando in contatto con le parti interne del fiore, raccolgono il polline che poi trasferiscono su altre piante contribuendo così alla fecondazione incrociata. Per richiamare l’attenzione dei Colibrì, le piante adottano fiori di grandi dimensioni e dalle colorazioni vistose, in particolare sui toni del rosso, arancione e giallo. Le specie di colibrì si sono specializzate a frequentare solo alcune specie di fiore e questa stretta connessione, da cui entrambi ricavano un vantaggio, è frutto di milioni di anni di selezione naturale: si tratta di un fenomeno detto “coevoluzione”.

Il Museo Civico di Zoologia conserva una collezione di colibrì, che proviene dal Museo dell’allora Regia Università La Sapienza di Roma e che nel 1932, grazie alla convenzione tra il Comune di Roma e l’Università fu ceduta al Museo Civico per conservarla e valorizzarla.

L’importante raccolta fu donata al museo universitario, insieme ad altre di uccelli esotici, dal re Vittorio Emanuele III e proveniva dal Castello di Moncalieri, una delle dimore di Casa Savoia. Lo studio di questa collezione reale fu affidata al professor Giovanni Angelini, che aveva studiato una collezione di Trochilidi provenienti dall’Archiginnasio Pontificio, già presente nelle collezioni universitarie. Secondo il catalogo di Angelini del 1903, la collezione reale comprendeva 148 esemplari tutti montati, appartenenti a 101 specie, che si andavano ad aggiungere ai 294 già presenti nel museo. In tutto erano rappresentati 77 generi e 145 specie. Purtroppo oggi soltanto 228 esemplari, appartenenti a 68 generi (quasi il 65% di quelli descritti attualmente) sono riusciti a superare le vicende legate al trasferimento delle collezioni da una istituzione all’altra, e a giungere fino a noi. La collezione si trova, insieme alle altre collezioni universitarie, nei magazzini del Museo, dove può esserne garantita la salvaguardia e la conservazione.

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Dettagli

Luogo:
Pagina Facebook Museo Civico di Zoologia
Altro:
Testo e foto di Carla Marangoni, curatrice della Collezione ornitologica del Museo Civico di Zoologia

Organizzatore

#laculturaincasa
Sito web:
https://www.facebook.com/MuseoCivicoZoologia/