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Bonellia dalle mille sorprese. #laculturaincasa

3 Giugno - 30 Settembre
di Annamaria Epiceno, responsabile della Collezione di  Invertebrati del Museo Civico di Zoologia.

 

Bonellia viridis è una di quelle stravaganti creature che da sempre suscita interesse e curiosità tra gli studiosi, non solo per la sua particolare morfologia e per il dimorfismo sessuale estremo, ma anche per la modalità con cui avviene la determinazione del sesso. E’, infatti, uno dei pochi casi di determinazione fenotipica, dipendente cioè da fattori ambientali.
Si tratta di un verme marino, di colore verdastro appartenente al phylum Anellidi, classe Policheti, ordine Echiuroidei, molto diffuso nel Mediterraneo normalmente tra i 10 e i 100 metri di profondità su substrati duri.
E’ però la femmina che, con un bel po’ di fortuna, è possibile osservare durante un’immersione. Ha un corpo sacciforme lungo tra i 5 e i 10 cm, che vive infossato, da cui si diparte una proboscide tubulare, bifida, lunga oltre un metro.
La proboscide, la sola parte generalmente visibile, è usata da Bonellia viridis per sondare il terreno e procurarsi piccoli organismi o frammenti organici che costituiscono il suo cibo.
Il maschio di questa specie è sicuramente meno conosciuto, lungo pochi millimetri rimane in uno stato larvale, anche se sessualmente maturo, e trascorre tutto il ciclo vitale all’interno della femmina, prima nella proboscide e poi nei pressi degli organi genitali. I primi ricercatori che studiarono Bonellia viridis impiegarono anni per capire che i piccoli organismi di alcuni millimetri trovati nella proboscide della femmina e scambiati per parassiti non erano altro che individui maschili.
L’organizzazione interna del maschio è semplificata al massimo: sia l’apparato circolatorio, sia quello digerente, sia quello escretore, sono decisamente poco sviluppati. La parte predominante dell’animale è l’apparato riproduttore poiché il solo compito che dovrà assolvere è fecondare le uova.
Lo sviluppo dell’uovo è indiretto, con formazione di una larva di tipo trocofora sessualmente indifferenziata che ha la possibilità di svilupparsi, a seconda dei casi, in un individuo maschile o in uno femminile. Ma quand’è che sceglie il sesso a cui vuole appartenere, e in quali casi diventa maschio o femmina?
Dipende da dove va a disporsi quando matura un po’ e smette di gironzolare.

Se si ferma su una roccia o sul fondo diventa una femmina, altrimenti, se viene “intrappolata” nella proboscide di una femmina adulta diventa un maschio. Questo avviene perché le femmine adulte sono ricche di bonellina, un pigmento che induce nelle larve la mascolinizzazione.
La bonellina è una molecola a base di clorina come la clorofilla, ma le due molecole non sono correlate anche se era stato ipotizzato da alcuni ricercatori, all’inizio degli studi, che Bonellia viridis ricavasse la bonellina dalla clorofilla assunta con l’alimentazione.
E’ contenuta sia nella proboscide che nella cute di Bonellia viridis, ed è responsabile del suo colore verde intenso e della sua tossicità. Perché, anche se a guardarla non si direbbe, questa piccola creatura in realtà è molto velenosa.

Studi effettuati sulla bonellina suggeriscono un potenziale ruolo di questa molecola come biocida naturale poiché altamente tossica per gli organismi eucarioti e procarioti. E’ grazie alla bonellina, infatti, che Bonellia viridis pur vivendo in ambienti ricchi di organismi incrostanti ne è completamente priva.
Chissà se un giorno gli scienziati rivolgeranno l’attenzione a questa sostanza per la creazione di un nuovo farmaco.

Bonellia viridis sarà anche una creatura poco aggraziata, a volte ignorata persino dai subacquei più esperti, non ha colori appariscenti e dal punto di vista fotografico è un soggetto difficile da valorizzare, ma quando si inizia a fare la sua conoscenza ci si rende conto di avere di fronte una “creatura dalle mille sorprese”.

 

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Dettagli

Luogo:
Pagina Facebook Museo Civico di Zoologia

Organizzatore

#laculturaincasa
Sito web:
https://www.facebook.com/MuseoCivicoZoologia/