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Collezioni ornitologiche

Gruppo tassonomico Tutti gli ordini di Uccelli
Numero di esemplari 16.000 circa
Provenienza Tutte le regioni italiane e vari paesi in tutti i cinque continenti
Data di acquisizione Dalla seconda metà dell'Ottocento ad oggi
Informazioni sulla conservazione Si tratta di esemplari sia in pelle (preparazione da studio), sia montati. Nella collezione Arrigoni degli Oddi sono presenti anche alcune decine di scheletri interi
Stato di conservazione Buono

Il Museo conserva ricche collezioni di Uccelli (circa 16.000 reperti in pelle e montati, oltre ad alcune decine di scheletri completi), provenienti non soltanto da tutte le regioni italiane, ma anche da varie parti del mondo. Tali raccolte derivano sia da quelle del Museo Zoologico della Regia Università, comprendenti anche molti esemplari dei primi dell'Ottocento appartenuti al più antico Archiginnasio Pontificio, sia da acquisizioni fatte successivamente al 1932, anno di fondazione del Museo Civico.
Già ai tempi della Regia Università, le raccolte ornitologiche costituivano un patrimonio imponente come quantità e qualità, e comprendevano soprattutto reperti provenienti da missioni cattoliche in tutto il mondo che venivano donati ai Pontefici Pio VII e Leone XII, ma soprattutto a Gregorio XVI, appassionato di storia naturale. Particolarmente significativi i doni fatti dal Vicerè d'Egitto, come i tre struzzi, animali che allora suscitavano molta curiosità per le loro dimensioni e il piumaggio, oppure la raccolta di uccelli della Nuova Granata.
Purtroppo tra il 1870 e il 1892 il Museo universitario attraversò un periodo di stasi e così molte collezioni si deteriorarono e molti esemplari andarono perduti. In questo stato di abbandono lo trovò il Prof. Antonio Carruccio che, nel 1893, ne divenne il direttore. Sotto la sua direzione il Museo rifiorì, non solo per l'acquisizione di nuovo materiale, ma soprattutto perché Carruccio era riuscito a suscitare l'interesse per la zoologia tra i naturalisti dell'area romana, coinvolgendo anche molti appassionati di ornitologia, tra cui il Principe Aldobrandini, il Marchese Patrizi e il Principe Chigi della Rovere. Tutto ciò portò alla creazione ex novo di una collezione dell'avifauna locale, quella della cosiddetta Campagna Romana: in pochi anni furono acquisiti più di 1.500 esemplari provenienti dall'area della provincia di Roma, con specie che hanno oggi un grande interesse storico-scientifico, in quanto permettono di ricostruire la biodiversità avifaunistica del nostro territorio. Di notevole importanza sono ad esempio, i Chiurlottelli, l'Aquila anatraia maggiore della Magliana, le Aquile reali del Monte Cavo, le Galline prataiole e il Pollo sultano di Ostia.
Il Carruccio cercò di incrementare anche le già esistenti collezioni esotiche con l'acquisizione di esemplari provenienti dai viaggi di esplorazione. Da citare sono i reperti della raccolta di Carlo De Amezaga che effettuò la circumnavigazione del globo a bordo della Regia Nave "Caracciolo", oppure alcuni uccelli dell'Etiopia raccolti durante la spedizione della Società Geografica Italiana dal marchese Orazio Antinori, la maggior parte dei quali sono oggi conservati presso il Museo Civico di Storia Naturale di Genova, o ancora le raccolte di Leopoldo Traversi, ufficiale medico in una spedizione sempre in Africa Orientale, e di Holub di provenienza sud africana.
Inoltre si deve al Carruccio la costituzione della Società Romana per gli Studi Zoologici, nelle cui adunanze venivano presentate anche le nuove acquisizioni del Museo. Presidente Onorario era il re Vittorio Emanuele III, che contribuì con notevoli donazioni ad arricchire le raccolte ornitologiche. In particolare sono da segnalare la raccolta di colibrì e gli esemplari di 3 specie estinte a livello mondiale in epoca storica: l'esemplare di Alca impenne, che può essere considerato il migliore tra quelli conservati negli altri musei italiani (Torino, Milano, Firenze e Pisa), quelli di Colomba migratrice e di Huia. Anche altri membri di Casa Savoia contribuirono con i loro doni ad arricchire le collezioni del Museo, come la Regina Elena (con le sue raccolte di caccia) e i Principi di Piemonte (con i reperti provenienti dal loro viaggio lungo le coste della Norvegia e dello Spitzberg sulla nave "Yela"). Dall'America meridionale provengono invece gli uccelli donati dal Signor Gallardo, Governatore dello stato del Rio Nero.
Dopo il florido periodo di Carruccio seguirono anni di abbandono delle collezioni, fino a quando nel 1932 non venne fondato l’attuale Museo Civico di Zoologia, che fu annesso all'allora Giardino Zoologico. Le collezioni universitarie della Sapienza, grazie ad una convenzione, andarono a costituire il nucleo iniziale del museo. La fondazione di questa nuova struttura e l'epoca storica, legata all’interesse nazionale per le colonie in Africa, favorirono la donazione da parte di privati di importanti collezioni ornitologiche. Notevole è la collezione del Conte Luigi Vinci, Ministro d'Italia presso l'Etiopia, che donò al Museo circa 500 pelli nel periodo 1933-1935.
In quegli stessi anni arricchirono il patrimonio del Museo la collezione di Mario Giaquinto, Direttore dell'Istituto di alariologa del Guatemala e appassionato naturalista, (circa 100 pelli di uccelli del Paese sudamericano), ed alcuni esemplari (più di 100 pelli) donati da una erede di Lamberto Loria (spedizione nella Guinea Britannica, 1889-1896), mentre la parte più consistente della raccolta era già stata trasferita al Museo Civico di Storia Naturale di Genova.
Nel 1937 fu donata al Museo la collezione del Conte Ettore Arrigoni degli Oddi, considerato senza dubbio il padre dell'ornitologia italiana. Essa rappresenta la più importante raccolta ornitologica nel nostro Paese, con materiale di riferimento per qualsiasi lavoro sull’avifauna, dato l'ottimo stato di preparazione e conservazione del materiale, la presenza di serie di esemplari di una stessa specie, e la varietà delle località di raccolta, oltre tutti i dati biologici raccolti nella grande miscellanea messa insieme da questo grande naturalista. La collezione Arrigoni degli Oddi comprende più di 9.000 reperti in pelle e circa 2.000 montati. Recentemente è stata riorganizzata in due sale espositive, dove viene tracciato il profilo scientifico di Arrigoni e viene trattata l' "evoluzione" dei metodi di studio sugli uccelli. Arrigoni ha lasciato al Museo anche una collezione di scheletri di uccelli, che rappresenta un ottimo materiale di confronto, oltre a numerose riviste e volumi preziosi.
Di rilievo sono anche la collezione di Francesco Chigi della Rovere (circa 1.500 uccelli montati, provenienti tutte dalla campagna Romana e catturati tra l'Ottocento e i primi decenni del Novecento), oltre a diverse pelli conservate in cassettiere di legno originali, e quella di uccelli italiani più recente (metà del Novecento) di Domenico Rossi.
Recentemente sono state donate al Museo anche altre collezioni (Stellato-Montanari, Teghil Dabbene e Gabrielli) che, pur preparate tassidermicamente molto bene, rivestono un valore soprattutto didattico ed espositivo.
Attualmente, a parte la Arrigoni degli Oddi, completamente esposta per i visitatori nelle sale del Museo, le altre collezioni di uccelli sono riposte nei magazzini del paino seminterrato, dentro speciali armadi compattati che ne assicurano la conservazione. Queste raccolte sono utilizzate solo a scopo di studio e vengono esposte solo in occasione di eventi speciali.