Collezioni malacologiche
Gruppo tassonomico Phylum Mollusca Numero di esemplari Attualmente incerto. Ne 1942 Piersanti valutò in circa 3 milioni le conchiglie presenti nella sola collezione Monterosato. Provenienza Predominano largamente le conchiglie marine mediterranee, ma non mancano lotti marini e continentali da varie aree del mondo Data di acquisizione Dalla prima metà dell'Ottocento ad oggi Informazioni sulla conservazione Le collezioni sono costituite da conchiglie a secco, essendo in numero trascurabile i lotti di materiale fissato in liquido conservante Stato di conservazione Variabile
Il Museo accoglie un'importante sezione malacologia. La malacologia è la disciplina zoologica che si occupa dello studio dei molluschi - dal greco malakos, "mollusco" appunto - e, perciò, anche di quei mirabili prodotti della natura che sono le conchiglie.La collezione di maggior prestigio conservata presso la sezione malacologia è quella di Tommaso Di Maria, marchese di Monterosato (Palermo, 27 Giugno 1841 - ibidem, 1° Marzo 1927), da annoverare tra le più importanti raccolte storiche di conchiglie marine mediterranee in istituzioni pubbliche italiane ed estere, collezione di riferimento soprattutto per gli studiosi che si occupano di malacologia sistematica. Essa fu il risultato di oltre sessant'anni di ricerca, tra la seconda metà dell'Ottocento e gli anni venti del secolo scorso, di raccolta intensiva, di frequenti viaggi in Italia e all'estero, dai quali il marchese riportava importante materiale donato dai suoi numerosi corrispondenti, di scambi molteplici e d'acquisti, il tutto sottoposto alla straordinaria capacità d'osservazione e identificativa di Monterosato, tra i più autorevoli malacologi del XIX secolo. Egli fu particolarmente interessato alle cosiddette "microconchiglie", conchiglie di taglia assai ridotta, al cui studio sistematico si dedicò con passione, istituendo molti nomi per specie ancora non descritte. Com'ebbe a scrivere il malacologo inglese Tomlin nel necrologio del marchese, più piccola era la conchiglia da lui esaminata, più esatta e attendibile ne risultava l'identificazione. Abbondano, perciò, nella collezione sottili provette in vetro, contenti minuscoli esemplari, talora di taglia inferiore al millimetro, le cui fogge e caratteristiche possono essere rilevate soltanto con l'ausilio del microscopio stereoscopico. Oggi la sua collezione è conservata ancora nelle cassettiere originali, ma i tipi su cui furono fondate le descrizioni di specie nuove per la scienza sono ora oggetto di una ricognizione critica per essere progressivamente integrati nella Tipoteca della Sezione Malacologia.
Altre raccolte storiche, seppure non altrettanto ragguardevoli, sono conservate nella sezione malacologia. Tra queste riveste una certa importanza la collezione Rigacci, collocata storicamente nel pieno XIX secolo. Attraverso scambi e acquisti, il romano Rigacci costituì una vasta raccolta di conchiglie da tutto il mondo, marine, terrestri e dulciacquicole, distribuite in parecchie grandi cassettiere. Il materiale appare di variabile importanza: accanto a reperti di ridotto rilievo scientifico, lo studioso può individuare esemplari che furono inviati da alcuni tra i più valenti malacologi dell'Ottocento, quali, per citare alcuni nomi, Jean-Paul Deshayes, William H. Pease, Thomas Brown, Albert Mousson. La collezione ora presente al Museo comprende le conchiglie riferibili alla sola malacofauna attuale, giacché i reperti fossili del Rigacci sono parte integrante delle collezioni depositate presso l'Istituto di Geologia e Paleontologia dell'Università di Roma-1 La Sapienza.Altra collezione vasta, ma ben più eterogenea è quella assemblata nella sua lunga e dinamica esistenza da Francesco Settepassi (Viareggio, 12 Agosto 1886 - Roma, 25 Marzo 1982), "Il Professore", come veniva rispettosamente, ma affettuosamente chiamato da coloro che, nel suo periodo di collaborazione con il Museo, ne condivisero la passione per le conchiglie e l'interesse per la malacologia. La collezione comprende molti reperti di minore importanza, ma anche materiale di rilievo - inclusi alcuni tipi - di specie marine mediterranee e terrestri, provenienti soprattutto da corrispondenti francofoni, quali Paul Pallary e Philippe Dautzenberg, e italiani, come Bellini, Del Prete e Monterosato. Settepassi donò, ancora vivente, la propria collezione al Museo e da volontario prestò servizio come "conservatore di fatto" nella Sezione Malacologia, fino alla sua scomparsa. In questo lungo periodo cercò di maturare una visione “sinottica”, un quadro d’insieme delle conchiglie marine mediterranee, come anche sulla malacofauna continentale italiana, aiutandosi anche con lo spostamento e la riunificazione di lotti dalle principali collezioni della Sezione Malacologia. Per questa ragione una certa quantità di materiale delle collezioni Monterosato e Rigacci è ora giacente nelle cassettiere della Settepassi. Allo stesso modo, si ritiene che la collezione di Piersanti, formata principalmente da conchiglie terrestri, anch'essa storicamente in deposito presso il Museo, sia stata totalmente incorporata nella Settepassi.
A completamento ricorderemo che altre collezioni storiche conservate alla Sezione Malacologia, ma del tutto minori, sono la Meli, una piccola raccolta di fossili del barone Carlo Alberto Blanc e l'esigua raccolta di materiali dal Mar Rosso di Baschieri, già Direttore del Museo.
Accanto alle collezioni storiche, la sezione malacologia accoglie una raccolta di materiale tipico di specie, soprattutto mediterranee, descritte da malacologi contemporanei e principalmente da soci del Centro Italiano Studi Malacologici (CISMA), che ebbe sede al Museo fino ai primi anni Novanta. Essa comprende gli olotipi di varie specie valide del Mediterraneo. Questi, come anche i tipi progressivamente recuperati dalle collezione storiche, sono gli elementi costitutivi dell'erigenda Tipoteca della sezione malacologia.






