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Collezioni mammalogiche

Gruppo tassonomico Tutti gli ordini di Mammiferi
Numero di esemplari 500 circa
Provenienza Paesi dei cinque continenti
Data di acquisizione Dalla seconda metà dell'Ottocento ad oggi
Informazioni sulla conservazione La collezione mammalogica comprende esemplari tassidermizzati e montati per scopo espositivo e didattico, esemplari in pelle o conservati in liquido (preparati da studio)
Stato di conservazione Medio-Buono

Introduzione
La Collezione storica di mammiferi del Museo Civico di Zoologia di Roma proviene dal Museo di Zoologia ed Anatomia Comparata del Pontificio Archiginnasio romano, i cui reperti, una volta custoditi presso l'Istituto di Zoologia dell'Università La Sapienza di Roma, furono ceduti al nascente Museo di Villa Borghese nel 1932. Alla collezione originaria si è aggiunta nel corso degli anni una notevole quantità di materiale zoologico, in parte raccolto dal vicino Giardino Zoologico di Roma (ed in minima percentuale da altri zoo e parchi faunistici italiani) ed in parte derivante dall'affidamento di reperti, provenienti dalle ex colonie italiane in Africa, da parte dell'Istituto Italiano per l'Africa e l'Oriente (ISIAO).
La Collezione di mammiferi in pelle, che comprende oltre 600 reperti tra trofei, animali naturalizzati e preparati in liquido o a secco, include specie della fauna italiana ad elevato rischio di estinzione in natura. Fra queste la Foca monaca (Monachus monachus), di cui sono presenti due esemplari raccolti nel 1891 a Capo Teulada in Sardegna, dove all'epoca la specie era ancora diffusa; la Lontra europea (Lutra lutra), di cui sono conservati una femmina e tre cuccioli della campagna romana, zona ove le popolazioni di questa specie si sono oggi estinte; la Lince (Lynx lynx), di cui vengono conservati gli ultimi tre esemplari vissuti sulle Alpi Marittime, donati al Museo da Vittorio Emanuele III di Savoia; l'Orso bruno marsicano (Ursus arctos marsicanus), sottospecie rappresentata oggi in natura solo da una piccola popolazione di non più di 40 esemplari, che vivono nel Parco Nazionale d'Abruzzo, Lazio e Molise; lo Stambecco alpino (Capra ibex), sino ad oggi fortunatamente sfuggito all'estinzione, di cui il Museo custodisce rari esemplari, raccolti sulle Alpi agli inizi del '900, quando la specie attraversava un periodo di pericoloso declino.
Anche fra i mammiferi esotici sono presenti specie ormai rare o a rischio di estinzione in natura: lo Stambecco dei Pirenei (Capra pyrenaica); diversi Lemuri del Madagascar; scimmie della foresta tropicale atlantica, come il Leontopiteco dorato (Leontopithecus rosalia) ed il Titì mascherato (Callicebus personatus), provenienti da una campagna di raccolta in Amazzonia degli anni '60; Scimmie Antropomorfe, come l'Orang utan di Sumatra (Pongo pygmaeus abelii), il Gorilla (Gorilla gorilla), lo Scimpanzè (Pan troglodytes) ed il raro Gibbone del Borneo (Hylobates muelleri). La collezione vanta inoltre diversi esemplari poco diffusi nelle raccolte europee, come l'Ornitorinco, l'Echidna villosa della Tasmania, il Wombat, il Koala, l'Istrice arboricolo, il Pangolino, l'Armadillo, la Pantera nebulosa, lo Jaguarundi, l'Okapi. Quest'ultimo, conservato nel settore delle collezioni da studio del Museo, fu donato da Vittorio Emanuele III di Savoia e fu uno dei primi tre esemplari al mondo ad essere esposto in un museo zoologico (il Museo di Londra e quello di Tervuren ospitarono gli altri due reperti) dopo la descrizione scientifica della specie Okapia johnstoni nel 1901.

Caratteristiche della Collezione di mammiferi in pelle
La Collezione è costituita in prevalenza da esemplari "tassidermizzati" e cioè da esemplari di cui è stata conservata solo la pelle, che è stata poi montata su sagome riproducenti il corpo dell'animale in atteggiamenti naturali (esemplari "naturalizzati"). Questa modalità di conservazione museale deriva dall'antica tecnica dell'imbalsamazione, da cui però si differenzia per il fatto che la pelle degli animali non viene "imbottita" come si faceva una volta per costruire i cosidetti "stuffed animals", ma viene invece utilizzata come rivestimento di moderni e fedelissimi modelli in resina. La collezione mammalogica del Museo ben riassume l'evoluzione della tassidermia, in quanto comprende sia antichi reperti naturalizzati di grande valore storico, risalenti alla seconda metà dell'800, che modernissimi preparati, stupefacenti per il loro realismo e di grande contributo alle attività educative del Museo. Fra questi meritano una speciale menzione un esemplare di Tigre siberiana (Panthera tigris altaica) proveniente dal Giardino Zoologico di Roma e, di recentissima acquisizione, un Camoscio dei Pirenei ed un Lupo iberico, raccolti nella regione di Castilla y Leòn e donati al Museo dal Ministero dell'Ambiente spagnolo.
Una componente minore della Collezione è costituita da esemplari in pelle non naturalizzati e da esemplari conservati in liquido (anticamente in formalina, oggi in alcool). Fra questi è di particolare interesse la collezione dei Chirotteri, piccola dal punto di vista quantitativo, ma di potenziale interesse per studi di conservazione ambientale.

La Collezione di mammiferi ungulati
Il Museo conserva oltre un centinaio di reperti di mammiferi ungulati, prevalentemente pelli montate (individui naturalizzati) o conservate in compact, ma anche molti "trofei". La collezione più interessante è quella delle antilopi africane, alcune provenienti direttamente dai luoghi di origine e raccolte in periodo coloniale, altre provenienti dall'ex Giardino Zoologico di Roma. Particolarmente importanti damalischi, alcelafi, gazelle, cobi e redunche. Di particolare interesse scientifico sono anche gli individui di stambecco delle Alpi, provenienti da popolazioni che hanno rischiato l'estinzioni e che sono state utilizzate per ripopolare l'areale alpino.

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