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Scienza

Collezione osteologica

La ricchissima collezione osteologica rappresenta una delle peculiarità del Museo Civico di Zoologia. Scheletri di grandi e piccoli mammiferi, uccelli, rettili e anfibi, per un totale di circa 1600 esemplari, costituiscono un grande patrimonio scientifico per la ricerca e la conservazione.

Alcuni esemplari, raccolti tra la fine del 1800 e gli inizi del 1900, provengono dall’Istituto di Zoologia della Regia Università di Roma. La gran parte, raccolta a partire dal 1932, proviene da esemplari deceduti nell’ex Giardino Zoologico. I reperti sono in continuo incremento per l’attività di recupero di fauna selvatica nel territorio, in particolare di rettili e mammiferi marini.

La collezione osteologica costituisce un imponente patrimonio scientifico sia per il numero di esemplari presenti, sia per la loro importanza museologica, che la rendono unica nel suo genere in Italia e un riferimento a livello internazionale.

L’attuale collezione è il risultato di anni di paziente e metodico lavoro di revisione, restauro, ordinamento sistematico e catalogazione, che ne ha messo in risalto il valore scientifico.

Primati

La raccolta, composta da 180 esemplari, è tra le più importanti in Italia. L’attualità e il valore della collezione sono evidenti poiché le specie presenti, inserite nei programmi di conservazione internazionali quali le liste CITES per la tutela e la salvaguardia delle specie selvatiche, appartengono a specie minacciate ed a rischio di estinzione.

Cetacei

La collezione dei cetacei, in continuo incremento, proviene da numerosi recuperi di esemplari spiaggiati lungo le nostre coste. Un’attenta revisione dei reperti ha consentito di individuare tre fasi di più intensa raccolta.

Durante la “fase universitaria” (1899-1914), quando il Museo era ancora alle dipendenze della Regia Università sotto la direzione di Antonio Carruccio, è stato raccolto il primo esemplare della collezione, una splendida balenottera rostrata (Balaenoptera acuto rostrata) che adorna la sala adibita alle mostre temporanee. Il recupero è avvenuto nel 1899.

Durante la “fase civica” (1952-1959), sotto la cura del conservatore G. Tamino, la collezione è stata notevolmente incrementata, creando un importante polo di riferimento scientifico e costituendo le basi della tradizione cetologica del Museo.

Durante la terza fase (1985 al 2014), la collezione è stata sotto la cura del conservatore R. Carlini, per due decenni coordinatrice del Progetto Spiaggiamenti del Lazio in collaborazione con il Centro Studi Cetacei e Tartarughe marine. L’impegno del conservatore ha permesso la continuità della tradizione museologica romana, accrescendo la collezione e le conoscenze scientifiche sui cetacei e sulle tartarughe dei nostri mari.

La raccolta costituisce un importante patrimonio scientifico ed una preziosa documentazione della cetofauna mediterranea. Rappresenta inoltre una valida testimonianza della diminuzione della popolazione di delfino comune (Delphinus delphis) nei nostri mari, la specie più comune fino agli anni ’60 del XX secolo e dell’aumento di Stenella coeruleoalba, la specie diventata più frequente nel Mediterraneo. Questo dato è confermato anche dalle collezioni cetologiche presenti negli altri musei.

Rossella Carlini

Rossella Carlini

Curatore reperti ossei

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